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Vetri francesi - Ven o falsi?

Di Laura Civinni
Firme, decori, colon e line: un prezioso vademecum per riconoscere le creazioni onginali di Gallé, Daum e Schneider, senza cadere nella trappola delle contra Fazioni Riconoscere un vetro ero da uno falso? «Praticamente impossibile!». Almeno second Tiny Esveld, antiquaria belga specializzata in vetri del Novecento, che in vent'anni di attività ha potuto confrontare centinaia di oggetti. A dispetto dell'affermazione, la gallerista ha recentemente pubblicato una guida pratica per aiutare i collezionisti a muoversi in un terre- no insidioso come quello del vetro Art Nouveau e Art Déco, con particolare attenzione alle manifatture Gallé, Daum e Schneider ("Glass made transparent", 32,50 euro. Per info: www.tinyesveld.com). «I'idea mi è venuta notando il gran nu- mero di falsi presenti sul mercato, molti dei quali difficilissimi da riconosce- re». Fino a qualche anno fa venivano copiati solo i vetri industriali, mentre oggi si trovano riprodotte anche le marqueterie di Gallé o le coppe gioiello di Schneider. «II primo consiglio è quello di rivolgersi a galle- risti di provata esperienza e di diffidare di prezzi troppo bassi o comunque molto al di sotto delle quotazioni di mercato». Poi bisogna osser- vare con grande attenzione l'oggetto che si ha tra le mani, senza trascurare il minimo dettaglio: lo spessore del vetro, la forma (con particolare attenzione al collo e alla base), i colon, i decori, le incisioni e, owiamente, la firma. Infine, è importante veri- ficare che non ci siano crepe, rot- ture o scheggiature che riducono il valore. In alcuni casi le anomalie sono molto evidenti (forme o decori mai realizzati dalla manifattura, in- cisioni grossolane, colon troppo brillanti o troppo opachi, firme non corrispondenti al periodo di realizza- zione dell'oggetto); in altri casi perb anche un occhio molto esperto puó essere ingannato. Ecco qualche indi- cazione per chiarirsi le idee.
- 7-2-2011
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